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Così è nata la befana

L’importante no è recitare, è partecipare. Perché poi si ricorda tutto, e riaffiorano immagini lontanissime. Le mattine al risveglio, le corse a scuola, i volti dei compagni, le maestre, le ore passate a prepararsi, l’attimo prima di salire sul palco e la gioia di esserci stato. Poi si diventa grandi, e ritornano le emozioni, le parole, i colori, i suoni. Ecco, è questo l’orizzonte, e non c’è niente di più semplice e spontaneo: condividere, sentire, pensare, ricordare . . . Per arrivarci, la scuola ha scelto il gioco teatrale, e ha poi trovato un testo e un titolo: “Così è nata la befana”. I bambini della IV A e della IV B hanno fatto tutto il resto, da soli con le loro forze, giorno dopo giorno. Ed è stato come creare lo spazio per l’eco, come amplificare e realizzare un loro desiderio, quella voglia di esprimersi e di creare amicizia ed esperienze, che er lì pronta per trovar voce e aveva soltanto bisogno di essere liberata. È stato come giocare con l’acqua del mare, con sentimenti e idee fluide che puoi seguire ma non afferrare, né cristallizzare, perché si muovono e ti sorprendono, sempre. Ne è venuto fuori uno spettacolo, ma se si sceglievano regole diverse il mare sarebbe diventato musica, danza, pittura o poesia. Il sale, invece, sarebbe rimasto lo stesso: la fantasia. Una potenza che va incoraggiata e coltivata, e che i piccoli hanno infinita, tanta da farne dono anche ai più grandi , nei quali, a volte, sembra assopita . . .
Ins. Giusy Battaglia

OMAGGIO A RAGUSA
RAGUSA amata città
Sudata operosità.
RAGUSA citta sdoppiata
Panorama sconfinato.
RAGUSA città attiva
Focolare sempre vivo.
RAGUSA chiuse e masserie
Che il tempo porta via.
RAGUSA vecchia e noiosa
Cupa e silenziosa.
RAGUSA antico retaggio,
sconforto, coraggio.
RAGUSA santi e ladri
Ricordo dei padri.
RAGUSA mille e una chiesa,
strade, vicoli, discese.
RAGUSA campane ormai mute
Festosità perduta.
RAGUSA carrubi ombreggianti
Muri a secco serpeggianti.
RAGUSA il tempo che va
Miseria e nobiltà.
RAGUSA nobile e fiera
Antichi palazzi, case in miseria.
RAGUSA forzata modernità
Né paese, né città.
RAGUSA vecchia e nuova,
spazi che non trovi.
RAGUSA vallate e mulini,
fisarmoniche e mandolini.
RAGUSA città sui colli
Preziosi come anelli.
RAGUSA masserie e petrolio,
latte, frumento e olio.
RAGUSA mostri di pietra
Il turista non arretra.
RAGUSA tramonti sul mare
Voglia di ricominciare.
A. Fatuzzo

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